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Lo sport d’acqua “spiegato bene”: cos’è, come praticarlo in sicurezza e continuare a divertirsi

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Odio l’estate, cantava Bruno Martino in una delle sue canzoni più famose. Con tutta la probabilità a pensarlo era solo lui; per tantissimi di noi estate significa svago, relax, “staccare la presa”. E molto di più: i più coraggiosi – o, se preferite, i meno pigri – associano lo sport al divertimento sotto il sole. Per la precisione, lo sport in acqua – che, grazie alle tanti varianti, sta diventando un vero e proprio must estivo, e non solo.

Sport d’acqua: una lunga storia d’amore… tra grandi classici

L’espressione sport acquatici, secondo la definizione istituzionale della FINA (Federazione Internazionale di Nuoto) è associata alle discipline praticate in piscina – pallanuoto, nuoto sincronizzato, tuffi, etc..

In questo articolo, però, per sport acquatici intendiamo più in generale tutti gli sport d’acqua, includendo quindi anche quelli che si praticano in mare. Ed è proprio qui che lo sport sull’acqua raggiunge le sue possibilità espressive più interessanti, molto spesso con forme e caratteristiche degli sport acquatici estremi. Discipline che, come tutti gli altri sport d’acqua, possono essere praticati anche nei mesi invernali.

Addentrarsi nella materia senza fare due o tre cenni storici, però, è rischioso: senza un veloce viaggio indietro nel tempo, sarà difficile comprendere il legame profondo  e simbiotico che intercorre da secoli  tra l’essere umano e l’elemento acquatico.

Di sport sull’acqua si parla infatti da molti anni: ben 6.000! Nelle grotte di Wadi Sura, in Egitto, sono stati ritrovati infatti alcuni disegni che ritraggono un gruppo di nuotatori, i primi storicamente attestati. Facendo un salto in avanti nel tempo  scopriamo inoltre come le donne giapponesi, ancora 1.500 anni fa, si allenassero a stare in apnea, a oltre 20 metri di profondità, per riuscire nella difficile impresa di raccogliere perle e molluschi sui fondali.

Per quanto riguarda gli altri sport acquatici, sicuramente uno dei più antichi e importanti è la vela, una disciplina che si basa sulla navigazione a bordo di un’imbarcazione, sospinta dal vento. Se di barche a vela ne girano per mare dall’epoca egizia, la prima “competizione” sportiva è datata 1715: è la Cumberland Regatta, ed esiste ancora oggi.

Sport acquatici più strong: alcune informazioni!

E se i primi sport d’acqua vengono istituzionalizzati nel 1896, quando il nuoto diventa disciplina olimpica, è interessante risalire – se parliamo dei primi sport acquatici estremi  – alla prima apparizione ufficiale del surf. È il 1769 e l’esploratore James Cook, a Tahiti, osserva alcuni indigeni a bordo di rozze tavole di legno, pronti a fronteggiare la potenza del mare. È in quello stesso periodo che il surf, prima di approdare sulle spiagge californiane nei primi decenni del Novecento, viene praticato come rito di passaggio nell’arcipelago delle Hawaii: se uscivi salvo dal confronto con il mare, gli dei ti tenevano in alta considerazione.

Continuando a parlare di sport acquatici estremi è interessante ricordare una delle discipline più amate, come il kayak: originariamente, un canotto monoposto in legno a scafo affusolato, usato dagli Eschimesi dell’America artica. Oggi, quando parliamo di kayak, ci riferiamo a canoe estremamente moderne, costruite sia in polietilene che in materiali compositi, che offrono maggiore rigidità e scivolamento rispetto alla plastica.

Tra gli altri sport d’acqua strong, uno dei più interessanti è sicuramente lo stand-up paddle, abbreviato in SUP: si pratica su una tavola molto simile a quella da surf, leggermente più ampia di quelle classiche, su cui stare in piedi e andare in giro remando.

Provare la sensazione di planare sull’acqua è possibile grazie a un’altra variazione del surf, il kite: uno sport acquatico che ha bisogno del supporto del vento e che ci permette di salire su una tavola sulla quale è montato un aquilone. L’aquilone, spinto dal vento, ispira bellissime – e invidiate – coreografie tra le onde.

Ancora continuando a parlare di tavole, pochi sport sull’acqua permettono un’esperienza indimenticabile come il flyboard, una tavola che consente di librarsi in aria e sfidare la forza di gravità grazie a un getto d’acqua pressurizzata alimentato da una moto ad acqua.

E se lo sci nautico, lanciato nel 1928 da Ralph Samuelson, si conferma sempre come una delle discipline acquatiche più apprezzate e praticate, tra le innovazioni più recenti e seguite c’è il Jetlev Flyer, una macchina con propulsore ad acqua che può viaggiare sul mare a una velocità di 35 km/h, a un’altezza di dieci metri. Il Jetlev Flyer, che si indossa come uno zainetto, consta di un motore a quattro tempi che preleva l’acqua dal bacino sottostante e di una pompa ad alta pressione all’interno di un tubo. L’effetto propulsivo viene fornito dal getto d’acqua che fuoriesce da due bocchettoni laterali, i quali, grazie a un sistema di comando, possono essere regolati, permettendo così di modificare la propria altezza e posizione.

Sicurezza e sport d’acqua: divertirsi… usando la testa

Elencati alcuni sport acquatici estremi tra i più antichi, i più amati e i più moderni, è arrivato il momento di considerare come, per quanto ingaggianti e seducenti, queste discipline vadano affrontate con responsabilità. Il tema della sicurezza, quando si parla di sport acquatici, è fondamentale. Se ci si vuole divertire usando la testa, gli strumenti protettivi che abbiamo a disposizione sono molteplici. Tra i più diffusi, i giubbotti salvagente, fondamentali per sport su acqua come il rafting – la discesa fluviale su un gommone. Tra le tipologie più diffuse, c’è quella di aiuto al galleggiamento, obbligatorio anche in sport d’acqua come lo sci nautico: tutti gli aiuti al galleggiamento sono composti da galleggianti fissi e non da galleggianti gonfiabili, come alcuni salvagente (questo elimina la possibilità che il dispositivo si rompa). Sempre nel rafting sono obbligatori strumenti come le corde da salvataggio o le mute in neoprene, particolarmente elastiche.

Gli sport acquatici estremi prevedono ovviamente anche l’utilizzo di caschi protettivi, perfetti per la moto d’acqua o il wakeboard, lo sport acquatico da tavola che fonde lo sci nautico e lo snowboard.

Kingii, il bracciale gonfiabile salvavita

Kingii-bracciale-gonfiabile-salvavita

In relazione alla questione della sicurezza, significativo è il contributo di un prodotto come Kingii, il bracciale gonfiabile salvavita più piccolo al mondo.

Un bracciale galleggiante che in tante occasioni di svago – come quelle che mettono al centro gli sport d’acqua – consente di salvare una vita in pericolo semplicemente tirando una levetta e azionando in soli due secondi un cuscino autogonfiante. Basta indossarlo al polso, come fosse un orologio. Kingii è pratico, semplice e soprattutto riutilizzabile: il bracciale gonfiabile salvavita è certificato per essere usato più di 50 volte: basta ripiegare il cuscino nel suo alloggiamento e sostituire la cartuccia di CO2. Kingii è uno dei tanti volti della sicurezza in mare: perché provare il brivido dell’estremo è importante, ma farlo con cognizione di causa – e senso di responsabilità – è ancora più bello!